Verso una guerra fredda guidata dalla tecnologia

Toward a tech-driven cold war

Negli ultimi anni la tensione geopolitica è cresciuta esponenzialmente in tutto il mondo e ciò ha portato ad un nuovo scenario geopolitico che, come nella guerra fredda, contrappone due superpotenze economiche. Da una parte abbiamo la Cina, che vuole emergere e diventare la superpotenza numero uno e dall’altra abbiamo gli Stati Uniti che stanno cercando in tutti i modi di difendere la loro posizione attuale.

Questa nuova guerra fredda tra Cina e Stati Uniti evidenzia tre macro elementi: (i) guerra dei dazi o “guerra visibile”, (ii) la guerra tecnologica o “guerra invisibile” e (iii) lo sconvolgimento della supply-chain globale attraverso una deglobalizzazione polarizzata.

Il conflitto visibile tra Stati Uniti e Cina è rappresentato dall’attuale guerra dei dazi dove gli Stati Uniti hanno imposto dazi per $250 miliardi di importazioni cinesi. A sua volta, la Cina si è vendicata inserendo dazi su oltre $110 miliardi di importazioni statunitensi.

Il conflitto invisibile è invece legato alla supremazia tecnologica, dove da una parte troviamo la Cina che, con il suo “Made in 2025”, si pone l’obiettivo di diventare la potenza economica numero uno nei 10 settore tecnologicamente più importati (e.g. robotica, intelligenza artificiale, auto senza conducente o biotech) e dall’altra troviamo gli Stati Uniti che sono strategicamente impegnati ad impedire che tutto ciò accada. Il raggiungimento di questi obiettivi è molto importante per la Cina perché le permetterebbe di: cambiare la struttura economica (da produttore di beni a basso valore aggiunto a produttore di beni e servizi ad alto valore aggiunto) e, allo stesso tempo, aumentare la propria influenza geopolitica diventando così la nuova prima potenza economica.

La tensione dettata da queste due superpotenze è destinata a portare allo sconvolgimento della supply-chain globale attraverso una deglobalizzazione polarizzata. Le nazioni, le istituzioni e le stesse imprese saranno incoraggiate a procurarsi prodotti e servizi da uno dei due rivali strategici, ma non da entrambi! Molti paesi dovranno quindi prendere una decisione e scegliere con chi restare e stringere accordi commerciali.

A questo punto, viene spontaneo chiedersi se ci sarà un accordo commerciale di lungo termine tra Stati Uniti e Cina o se ci sarà semplicemente una tregua temporanea in attesa di ulteriori mosse da parte delle due superpotenze?

Sicuramente, la ristrutturazione e trasformazione delle imprese statali non verrà discussa nell’accordo. Diversamente, la Cina comunicherà pubblicamente di ridurre il proprio piano “Made in China 2025 ma, in modo più silenzioso, continuerà comunque a perseguire questo obiettivo. Inoltre, l’obiettivo della Cina di raggiungere il dominio dell’IA entro il 2030 rimarrà immutato. Quindi, è molto probabile che, come durante la Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica, invece di un compromesso globale, ci sarà una “tregua” che permetterà ai due contendenti di raccogliere energie per il round successo.

Pertanto con l’incombente seconda guerra fredda tra Stati Uniti e Cina rischiamo di tornare in un mondo a due blocchi dove, a differenza della prima, la de-globalizzazione implicherebbe una massiccia inversione della precedente integrazione commerciale, finanziaria, produttiva, tecnologica e di condivisione dei dati. Viene facile intuire che questa potenziale balcanizzazione dell’economia mondiale avrebbe implicazioni geopolitiche significative.

Come la prima guerra fredda, anche la seconda guerra fredda sarà probabilmente vinta dall’economia più grande, più ricca e più rapida a crescere. Ma, a differenza della prima guerra fredda, questa volta il vincitore potrebbe non essere rappresentato dagli Stati Uniti.

Abbiamo visto come in questo contesto geopolitico il settore tecnologico si trovi al centro dello scontro. Infatti, l’Intelligenza Artificiale e il 5G vengono attualmente considerati il mezzo per ottenere un vantaggio economico, sociale o militare rispetto ad altri paesi. La storia ci insegna che tutti i cambiamenti tecnologici hanno permesso ai vincitori di ottenere un forte vantaggio competitivo. Ne abbiamo molti esempi: dalle strade e acquedotti per i romani alla rivoluzione industriale per il Regno Unito o al sistema ferroviario per gli Stati Uniti.

Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale possiamo affermare che lo scontro è già iniziato, in particolare nel 2017 quando la Cina ha fissato un nuovo obiettivo pubblicando il NGAID (“Next Generation Artificial Intelligence Development Plan“). L’obiettivo descritto nel piano è quello di voler diventare il leader mondiale in IA entro il 2030, con una fetta di mercato pari a 150 miliardi di dollari. Questo piano è stato pubblicato appena un anno dopo che gli Stati Uniti hanno pubblicato il “Piano nazionale di ricerca e sviluppo dell’intelligenza artificiale”.

Nel dicembre 2018 la Commissione europea ha deciso di agire e ha presentato un approccio UE coordinato per l’intelligenza artificiale “made in Europe“. Tuttavia, l’UE non sembra avere ancora una visione chiara e comune a tutti gli stati membri.

Anche per quanto riguarda la tecnologia 5G la battaglia tra Stati Uniti e Cina è più agguerrita che mai. Basti pensare al blocco degli Stati Uniti sull’acquisizione ostile di Qualcomm per $142 miliardi da parte di Broadcom, società rivale di Singapore, a causa dei timori di sicurezza nazionale e su una potenziale leadership cinese nel 5G.

L’importanza del 5G è data dal fatto che questa tecnologia consentirà comunicazioni ultrarapide, a bassa latenza e ad alto rendimento. Il 5G diventerà quindi il carburante delle città “intelligenti” e delle economie del futuro. In altre parole, le nuove app IoT, le auto senza conducente e qualsiasi altra app su larga scala sarà in grado di funzionare correttamente poiché 5G non governerà solo le comunicazioni voce e dati dei telefoni, ma anche tutte le comunicazioni macchina-macchina.

Come abbiamo descritto, la tecnologia 5G e i sistemi IA prima o poi toccheranno profondamente le nostre vite, influenzando settori come la Finanza, la Sanità o l’Agricoltura. Quindi, la sicurezza 5G e l’etica dell’IA dovrebbero essere sempre nella lista delle priorità dei governi e leaders, anche se a volte sembrano dimenticarlo.

Gli stati e i privati dovrebbe a volte fermarsi ed iniziare a pensare in quale direzione desideriamo andare collettivamente. La maggior parte delle aziende e dei governi stanno solamente iniziando ora ad approcciare queste nuove tecnologie e data la confusione su questi argomenti forse sarebbe meglio sedersi un momento per capire meglio a cosa vogliamo puntare e perché?

In questo contesto, sono stati fatti alcuni passi in avanti come l’impegno a non sviluppare armi letali autonome dai fondatori di DeepMind, dal fondatore di Skype Jaan Tallinn, da Elon Musk e da alcuni dei più autorevoli e rispettati ricercatori del mondo. Ciò è particolarmente rilevante in un mondo che sta diventando sempre più polarizzato dalla lunga Guerra Fredda tra Stati Uniti e Cina la cui rivalità tecnologica ne è una componente chiave (se non la chiave).

Pertanto, crediamo che la supremazia tecnologica non sarà raggiunta dal paese che dedicherà l’investimento più grande, ma dal paese che sarà in grado di fornire una combinazione di visione, strategia, risorse ed etica.

Infine, in questa lotta l’Europa appare abbastanza svantaggiata mettendo in evidenza un grande divergenza interna tra stati e una ricerca di qualità che però molto spesso non riesce ad essere canalizzata in modo corretto. Forse è arrivato il tempo che il Vecchio Continente si scuota e stabilisca una chiara strategia comune.

Ciò nonostante, tutta questa innovazione non è un “winner-take-all game tra Stati Uniti e Cina. Ma esiste un potenziale circolo virtuoso per l’intera economia globale in cui l’evoluzione tecnologica indotta stimola investimenti ed ulteriore innovazione.

Questo è, e sarà, uno degli scontri tecnologici più duri di sempre!