Multe stradali ai residenti all’estero: la trappola della notifica

Multe stradali ai residenti all’estero: la trappola della notifica

Come è ormai noto, attraverso delle specifiche modalità che saranno qui appresso illustrate, le multe stradali arrivano anche oltre il  confine nazionale, risultando alquanto improbabile che un cittadino residente all’estero, specialmente in un Paese dell’Unione europea, che commette una violazione al codice della stradale in Italia non si vedrà recapitare la richiesta di pagamento della relativa sanzione.

Di fatto, è perfettamente operativo in Europa un sistema di scambio d’informazioni tra gli Stati membri, per mezzo del quale è consentito allo Stato membro, in cui è stata commessa l’infrazione, di conoscere i dati identificativi degli intestatari dei veicoli immatricolati negli altri Paesi.

La base normativa di detto sistema di scambio d’informazioniè costituita, innanzitutto, dalla Direttiva 2011/82/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011 (poi integralmente sostituita dalla Direttiva UE 2015/413) recepita nell’ordinamento italiano con il Decreto legislativo 4 marzo 2014 n. 37, pubblicato nella G.U. n. 67 del 21 marzo 2014.

Il sistema così realizzato (definito Cross Border) è dichiaratamente volto ad agevolare l’uniforme ed effettiva applicazione delle sanzioni per le gravi infrazioni alla disciplina della circolazione stradale commesse nel territorio dei Paesi membri e riguarda solo alcune specifiche infrazioni (eccesso di velocità; mancato uso della cintura di sicurezza; mancato arresto davanti a un semaforo rosso; guida in stato di ebbrezza; guida sotto l’influsso di sostanze stupefacenti; mancato uso del casco protettivo; circolazione su una corsia vietata; uso indebito di telefono cellulare o di altri dispositivi di comunicazione durante la guida).

Qualora, ai sensi di legge, non sia possibile contestare immediatamente la violazione, ma questa sia accertata successivamente  (altrimenti, i relativi dati del proprietario del veicolo sarebbero forniti direttamente al verbalizzante e non ci sarebbe necessità di applicare le summenzionate norme sullo scambio di informazioni)la contestazione dell’infrazione dovrà essere notificata al trasgressore residente all’estero, secondo le modalità  e le procedure normativamente previste che , ai sensi della menzionata Direttiva UE 2015/413,  prevedono, tra l’altro,  l’invio di una “lettera d’informazione sull’infrazione” oltre alla notifica del verbale di contestazione dell’infrazione.

Come specificato anche dalla Circolare del 12.09.2017 n. 6806 del Ministero dell’Interno, la lettera di informazione sull’infrazione, redatta secondo uno specifico modello nella lingua ( o nelle lingue ufficiali) dello Stato d’immatricolazione del veicolo con il quale è stata commessa l’infrazione, deve includere ogni informazione utile, quale, in particolare, la tipologia di violazione, il luogo, la data e l’ora della stessa, l’articolo del codice della strada, la sanzione principale ed accessoria, nonché, ove opportuno, i dati del dispositivo eventualmente utilizzato per rilevare l’infrazione.

Inoltre, come disposto all’articolo 3.1 della summenzionata Circolare, la lettera, indirizzata all’intestatario del veicolo, dovrà essere inserita nel plico contenente il verbale di accertamento e contestazione, anch’esso tradotto nella lingua dello Stato d’immatricolazione del veicolo, da notificare allo stesso soggetto.

Detta procedura, espressamente volta ad informare il proprietario del veicolo dell’avvenuta violazione “… Non sostituisce ma si abbina a quella di notificazione a persona residente all’estero, ai sensi dell’art. 201, comma 1 del codice della strada” (articolo 3.1 della menzionata Circolare).

Detta lettera d’informazione deve, inoltre, contenere un modulo di risposta con il quale l’intestatario del veicolo può:

Confermare di aver commesso l’infrazione rilevata, perfezionando, in tal modo, unitamente all’atto di avvenuta consegna da parte dell’ufficio postale, la notifica del verbale;

Riconsegnarla illustrandone i motivi, senza che ciò, tuttavia, costituisca ricorso al verbale, i cui rimedi giurisdizionali e amministrativi continueranno ad essere quelli di cui agli articoli 203 e 204 bis C.d.S., da attivare, eventualmente, separatamente” (il modello di tale Lettera d’informazione è contenuto sia nel menzionato Regolamento che nella Circolare Ministeriale).

Quanto alla notifica vera e propria, si evidenzia che, ai sensi del combinato disposto dagli articoli 14 e 16 del Regolamento (CE) 1393/2007 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 13 novembre 2007, ciascuno Stato Membro ha facoltà di notificare o  comunicare  atti giudiziari ed extragiudiziari alle persone residenti in altro Stato Membro direttamente tramite i servizi postali,  mediante lettera raccomandata con ricevuta di ritorno o mezzo equivalente (tale, comunque, da fornire prova dell’avvenuta consegna, con data e firma del ricevente.

In buona sostanza, si può dedurre che sebbene la trasmissione della lettera d’informazione non richieda una specifica forma, la notifica del verbale (che deve, comunque, contenere anche la lettera d’informativa, debitamente tradotta nella lingua ufficiale dello Stato d’immatricolazione del veicolo) deve avvenire a mezzo lettera raccomandata con ricevuta di ritorno o equipollenti.

Ciò detto, la prassi adottata dalle Amministrazioni che accertano la violazione e provvedono alla relativa notifica può indurre in errore il soggetto notificato, trovandosi questo nella difficoltà di capire se quanto ha ricevuto costituisca un’effettiva notifica o una mera “Lettera di cortesia” (sebbene correttamente ricevuta a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno).

Di fatto, accade frequentemente non solo che il plico notificato consti solo di un paio di fogli e che, pertanto, non contenga la summenzionata lettera d’informazione (con relativo modello di risposta) ma che lo stesso “verbale” non sia stato redatto nella lingua ufficiale dello Stato d’immatricolazione del veicolo (in evidente violazione del pieno ed effettivo esercizio del diritto di difesa, specificatamente previsto anche della citata normativa).

Ritenendo che dette omissioni, pregiudicando il più basilare diritto di difesa del soggetto notificato e ponendosi in netto contrasto con il dettato normativo, giustifichino, di per sé, la presentazione di un formale ricorso ( da presentarsi entro il termine 60 giorni dalla data di ricezione della notifica, ex art. 7 comma 3 del D.lgs. 01.09.2011 n. 150 – quale richiamato dall’articolo 204 bis C.d.S., da applicarsi quando il ricorrente risiede all’estero) e ciò anche a prescindere da ogni eventuale ulteriore motivo di ricorso (quale potrebbe essere, ad esempio, la notifica oltre il termine di 360 giorni dall’accertamento) risulta preliminare poter identificare la reale natura dei documenti notificati (verbale di accertamento o mera lettera d’informazione?) giacché il ricorso potrà essere ritenuto ammissibile solo allorché sia presentato avverso un verbale di contestazione di infrazione e non avverso una mera lettera di cortesia, come potrà anche  eccepire l’Amministrazione sanzionante ( così, Giudice di Pace di Verona, sentenza n. 1176/2018 del 14.09.2018).

Alla luce di quanto sopra, in caso di dubbio, si ritiene consigliabile di chiedere formali delucidazioni all’Amministrazione sanzionante (Via PEC o raccomandata a/r) al fine di ottenere dalla stessa un’interpretazione “autentica” circa la natura dell’atto dalla stessa notificato ed espressamente avvisandola che in caso di mancato riscontro entro un termine utile per presentare l’eventuale ricorso, si dovrà, comunque, procedere con il ricorso stesso, con espressa richiesta al Giudice di valutare anche detto omesso riscontro ai fini della condanna alle spese.

Scritto da Rocco Toffaletti, Studio Legale Toffaletti

www.studiotoffaletti.eu