Legge di Stabilità 2015 e patent box: intervista a Paolo Tognolo, fondatore dello Studio Tributario Tognolo

Castello Sforzesco, Milano

Il disegno di Legge di Stabilità 2015 ha introdotto il patent box, ovverò un regime opzionale di tassazione agevolata applicabile ai redditi derivanti dall’utilizzo o dalla concessione in uso di opere dell’ingegno, brevetti e marchi industriali. Global Legal Chronicle ha intervistato sul tema il Dott. Paolo Tognolo, fondatore dell’omonimo studio tributario.

D: Dottore, il Patent box introdotto dalla Legge di Stabilità 2015 è stato accolto molto favorevolmente. Fatto salvo che il decreto attuativo deve essere ancora pubblicato quali sono le sue prime impressioni sulla nuova normativa?

R: L’idea è buona e consentirà al paese di avere uno strumento già in uso presso altri stati dell’UE. Viste le condizioni economiche in cui versano le casse dello Stato nessuno si aspetta immediatamente dei significativi vantaggi economici: iniziare vuol dire fare un passo avanti. Una volta identificato meglio il potenziale bacino di utenza, sarà possibile anche tarare meglio le agevolazioni.

D: Condizione necessaria per applicare il regime è lo svolgimento di un’attività di ricerca e sviluppo finalizzata appunto alla produzione di beni agevolabili, attività questa che può essere svolta anche in outsourcing. Non crede che potrebbero verificarsi abusi in tal senso?

R: Affidare in outsourcing questa attività significa coinvolgere: università, centri di ricerca specializzati o società del gruppo. Il coinvolgimento di università o di centri di ricerca specializzati non dovrebbe far sorgere alcun tipo di abuso; al contrario, porterebbe molteplici vantaggi in quanto consentirebbe loro di reperire maggiori fondi, di poter accrescere la notorietà dell’istituto o dell’università ed di frenare l’esodo dei “cervelli” dall’Italia. Anche il coinvolgimento di società del gruppo non dovrebbe presentare problemi in quanto l’attività di outsourcing di ricerca è ampiamente utilizzata all’interno dei gruppi e viene regolata con dei contratti che prevedono il rimborso dei costi sostenuti per l’attività concordata e svolta più il riconoscimento di una remunerazione percentuale sui costi (“Contract R&D”) stabilita indipendentemente dal risultato ottenuto in quanto, quest’ultimo diventa automaticamente di proprietà del committente.

D: La normativa da un lato prevede che i beni prodotti da tali attività di ricerca e sviluppo debbano essere giuridicamente tutelabili mentre. d’altro canto ammette tutti i marchi di impresa. Può spiegarci questa apparente contraddizione?

Paolo Tognolo
Paolo Tognolo

R: La disposizione si prefigge, come obiettivo, di incentivare la detenzione e lo sviluppo di beni immateriali in Italia. Nell’ambito di una transazione infragruppo, buona parte del margine di remunerazione viene allocato (in base ai principi OCSE) all’utilizzo di beni immateriali e al sostenimento di rischi imprenditoriali. Si può ben capire, quindi, che qualsiasi disposizione volta ad incentivare il mantenimento di beni immateriali in Italia consente anche di garantire il mantenimento in Italia di un elevato margine di profitto da assoggettare a tassazione. I marchi di impresa rientrano a pieno titolo nei beni immateriali e, se registrati, sono giuridicamente tutelabili. Tra l’altro il nostro paese si distingue a livello mondiale per il numero e il peso dei marchi generati; escluderli sarebbe stato controproducente oltre sbagliato anche se bisogna fare attenzione alle limitazioni previste in sede OCSE in tema di marchi.

D: Come si determina il reddito derivante dal bene immateriale e, per contro, i costi di ricerca e sviluppo sostenuti per la sua produzione?

R: I costi di ricerca e sviluppo sostenuti per la produzione di un bene immateriale sono determinati in base alle regole economiche; saranno poi messe a punto le regole per individuarli e valorizzarli ai fini della patent box. Il reddito derivante dal bene immateriale può presentarsi in maniera “esplicita” o “implicita”: nel primo caso siamo in presenza di una concessione in uso a titolo oneroso ove il licenziatario paga al licenziante una royalty; nel secondo caso, invece, il bene immateriale viene direttamente utilizzato dal titolare giuridico dello stesso per produrre un bene o prestare un servizio. Di conseguenza in quest’ultimo caso il reddito derivante dal suo utilizzo è incluso nel prezzo di vendita del bene o del servizio in questione. La normativa prevede che, sia nel caso di reddito “esplicito” infragruppo (sarebbe a dire in presenza di concessione in uso a soggetti appartenenti al gruppo) che di reddito “implicito” è necessario ottenere una validazione del meccanismo di calcolo proposto in base alle regole OCSE in tema di prezzi di Trasferimento da parte dell’ufficio affari Internazionali della agenzia delle entrate per il tramite della firma di una APA (Ruling) unilaterale.

D: La normativa non sembra specificare il titolo in base al quale il bene immateriale deve essere detenuto, può chiarire questo punto?

R: La normativa parla di proprietà giuridica del bene immateriale ma ha esteso il beneficio in capo al licenziatario, qualora giuridicamente ed economicamente incaricato dello sviluppo del bene immateriale medesimo. Di conseguenza, il beneficio spetta a chi sostiene i costi per lo sviluppo del medesimo.

D: Ci sono aspetti a suo modo migliorabili?

R: Purtroppo oggi siamo fermi solo al testo di una prima bozza e da tempo si hanno solo informazioni non ufficiali. Le impellenti necessità di gettito non consentiranno al governo di concedere significativi risparmi di imposta; per questo motivo, sarei propenso a riconoscere dei vantaggi incrementali nel tempo in modo da premiare gli imprenditori che mantengono nel tempo i propri beni immateriali in Italia e continuano a valorizzarli.

 

Studio Tributario Tognolo

Lo STUDIO TRIBUTARIO TOGNOLO (STT) Nasce nel Novembre 2002 dall’uscita di Paolo Tognolo dal network fiscale internazionale di PWC, dopo ben 13 anni di attività all’interno di tale struttura.

STT è uno studio italiano di dottori commercialisti ed avvocati con sede a Milano, che si occupa della consulenza fiscale, contabile e societaria di società italiane di medie e grandi dimensioni e di gruppi multinazionali italiani ed esteri.
STT svolge l’attività di consulenza in lingua inglese e francese.

I professionisti di STT dedicano costantemente una parte del loro tempo allo studio e all’approfondimento delle novità normative connesse all’attività professionale svolta e sovente tale approfondimento si traduce in newsletters fiscali inviate alla clientela.