Generazioni professionali a confronto

Generazioni professionali a confronto

Il commercialista Andrea Cecchetto intervista Marco Da Rin Zanco, VicePresidente Confindustria Belluno-Dolomiti e Presidente della sezione giovani, A margine del convegno regionale dell’11 settembre svoltosi a Cortina.

“Generazioni Professionali a Confronto”, l’iniziativa annuale interamente finanziata dalla regione da Confprofessioni Veneto ha fatto tappa a Cortina l’11 settembre per parlare di innovazione negli studi con commercialisti, avvocati e imprenditori del Veneto. Nella seconda parte dell’evento, targato Il Sole 24 Ore, si è svolto un dibattito con gli imprenditori per parlare insieme di innovazione – a rispondere alle domande dei commercialisti Andrea Cecchetto e Cesare Maria Crety, Eugenio Calearo Ciman – Presidente dei giovani di Confindustria Veneto, Alessandro Berton – Presidente Api Giovani Vicenza, Michele Basso, Direttore Confartigianato imprese di Belluno.

Vediamo di affrontare ulteriori temi con Marco Da Rin Zanco, Vicepresidente Confindustria Belluno-Dolomiti nonché Presidente della sezione giovani di Confindustria Belluno.

Una prima domanda introduttiva sulla situazione attuale economica del Bellunese. Assolombarda ha divulgato nel secondo trimestre 2020 il documento L’impatto di Covid-19 sulle imprese di Milano, Monza e Brianza, Lodi (rapporto 3/2020). La situazione fotografata a fine marzo – relativa ad una zona d’Italia particolarmente colpita e in un momento in cui il quadro era ben peggiore – ha visto molte imprese parzialmente chiuse (43% piccole imprese – 40% medie imprese – 50% grandi imprese). Come fotografa lei l’attuale situazione nel vostro territorio?

A Belluno, come Confindustria, abbiamo fatto un sondaggio interno. I dati emersi hanno evidenziato un dato positivo negli ultimi mesi – chiaramente – rispetto ai dati di aprile e maggio. Ma il dato interessante è quello del 2020 sul 2019: attualmente abbiamo 8 aziende su 10 che sostengono di avere un fatturato in calo, evidenziando una situazione drammatica.

Tuttavia viviamo in uno stato, quello italiano, con un welfare importante e una attenzione storica alla ridistribuzione del reddito. Questo ha impedito, in Italia, che questa crisi economica si trasformasse in crisi sociale. Almeno per ora. Tutti hanno goduto di ammortizzatori, anche i liberi professionisti dopo tutte le polemiche che ci sono state con il governo.

Però, il rovescio della medaglia in Italia è che non c’è percezione che siamo in crisi economica. Ci vorrebbe più consapevolezza. Attualmente solo il mondo delle imprese ce l’ha.

In realtà c’è molto da lavorare per uscire da questa situazione. Stiamo generando debito spalmandolo sulle nuove generazioni, andando ad incrementare ulteriormente il nostro già elevato livello di debito pubblico. Non si poteva fare altrimenti, ma questa situazione sta incrementando ulteriormente un conflitto generazionale che già c’era.

Parliamo ora dei temi del prossimo convegno a Cortina. Leggendo Il coraggio di cambiare, raccolta dei discorsi di Sergio Marchionne alla Bocconi, Marchionne ad una domanda relativa alle azioni da porre in essere per crescere e innovare parla di come rimuovere i vincoli passati valorizzando tutte le esperienze per creare stimoli: la migliore cosa da fare è rimuovere tutti i dirigenti che rappresentano il passato. Ad alcuni questa risposta non piace, soprattutto se qualcuno è la vittima di quel processo di risanamento, ma se non si riparte da lì non si va avanti.  Che ne pensa? 

Premetto che stimo molto Sergio Marchionne, che era un grande comunicatore. Tuttavia non credo che  questa frase diretta sia da interpretare come un “dobbiamo rimuovere tutti quelli che rappresentano il passato”. Piuttosto credo che Marchionne intendesse dire che dobbiamo rimuovere tutti quelli che dicono “si è sempre fatto cosi”, indipendentemente dall’età. Non è un discorso generazionale

Abbiamo giovani ancorati alla routine. E abbiamo visionari che non sono giovani – lo stesso Marchionne lo è stato.  Steve Jobs è potuto tornare alla Apple, pur non giovane, per cambiare il mondo grazie alla sua esperienza; ma sapeva cambiare la routine e l’abitudine.

Per attuare i maggiori cambiamenti a tutti i livelli della società – tecnologici, sociali, economici e politici – dobbiamo eliminare il “si è sempre fatto cosi”.

Quando parliamo di innovazione nelle aziende, stiamo parlando di un processo interno fatto di organizzazione e metodo e della presenza di un innovation manager, specie nelle realtà di maggiori dimensioni. Sulla base della sua esperienza e con riferimento ad imprese di minori dimensioni, quali sono le criticità da affrontare per riuscire a portare avanti una vera innovazione?

Anche per l’azienda di rilevanti dimensioni è difficile innovare da sola – anche i big della Silicon Valley collaborano fra loro su vari progetti. Si pensi al mondo delle batterie.

E quindi, se nemmeno le grandi aziende riescono a fare da sole in tema di innovazione, è chiaro che il tema è la creazione di un ecosistema territoriale dell’innovazione.

Pensiamo alla Silicon Valley o a Tel Aviv: perché esistono queste aree? Perché servono ecosistemi dove si crea innovazione. Questo va fatto anche per le nostre pmi.

Occorre prima di tutto un lavoro culturale, incentivando la creazione di reti fra le aziende. Occorre smettere di vedere le altre aziende come competitors. Le si devono vedere anche come potenziali partners.

E poi occorre fare in modo che ci siano le competenze che servono. E lavorare con le università.

Quali consigli si sentirebbe di dare agli studi professionali di commercialisti e avvocati per tentare di “replicare” (pur in maniera diversa) il modello di innovazione delle nostre imprese?

Il consiglio che mi sento di dare è di fare rete con il mondo dell’impresa. Le sfide al giorno d’oggi sono meno settoriali. E’ chiaro che le imprese manifatturiere sono diverse dagli studi professionali. Ma il driver essenziale è lo stesso: la rivoluzione del dato digitale. Per questo ha senso ci sia una contaminazione fra il mondo delle imprese e il mondo professionale.

In tal senso si è mossa Confindustria Belluno-Dolomiti spostando l’organizzazione di seminari da una impostazione di eventi interni a Confindustria a eventi portati avanti da soggetti diversi, come la Digital  Innovation Hall. Oppure si pensi al lavoro fatto per portare a Belluno la terza sede della Luiss Business School, che sta creando opportunità per ogni attività economica.

Author: Andrea Cecchetto