Generazioni professionali a confronto. Come ripartire?

Generazioni professionali a confronto. Come ripartire?

Stiamo uscendo ora dall’emergenza che ha travolto tutti, con l’incertezza del futuro: con quali mezzi ripartirà l’economia? Chi riuscirà a salvarsi e chi dovrà arrendersi?

E’ un interrogativo che non tocca solo i professionisti, ma anche i nostri collaboratori, solo a pensare alla cassa integrazione di cui ci si è dovuti necessariamente avvalere per i dipendenti.

Se riusciamo a setacciare le paure ed anche il dolore per quanto è accaduto, filtra però qualche pensiero positivo, che non mette da parte le preoccupazioni, ma che serve da stimolo per un nuovo slancio.

In tutte le professioni legali -includo anche quelle dei dottori commercialisti, beninteso- siamo stati catapultati nel mondo della comunicazione a distanza.

Per alcune attività pratiche eravamo già ormai abituati, dato che i depositi telematici al registro imprese o nei fascicoli telematici del processo civile sono cosa con cui ci confrontiamo ormai da tempo.

La novità è stata semmai l’uso costante e non eludibile delle riunioni a distanza, che ora è divenuto strumento ordinario a tutti i livelli: dalle udienze ai consigli di amministrazione, dalle riunioni di studio ai convegni: chi conosceva, a febbraio, il termine webinar? E chi lo ignora oggi?

Questo nuovo modo di comunicare può costituire un elemento di novità che può produrre un notevole impatto semplificativo, se si accetta l’idea della sua normalità: ogni volta che non risulti necessario un incontro in presenza, può essere sostituito da un incontro a distanza, con gli evidenti vantaggi del risparmio di costi e tempi di trasferta (e, volendo, di traffico e di inquinamento).

Tutto questo comporta però un atteggiamento meno ostile verso la novità: il settore in cui la diffidenza è più evidente è quello notarile, dove gli sforzi per ammettere la possibilità di atti a distanza si scontrano con la ferma opposizione di atteggiamenti che non colgono l’importanza del nuovo strumento. Ma anche nel campo processuale sono molte le resistenze alle udienze a distanza, che talora sono invece delle pure formalità in cui la presenza fisica è francamente priva di funzioni.

A ben vedere tutto ciò è solo un problema di fiducia: questa ostilità nasce sempre dall’idea che lo strumento nuovo si presti a distorsioni illegittime. Ma a ragionare così avrebbero vinto i luddisti ed i telai sarebbero ancora quelli a mano; oppure non si potrebbero più vendere coltelli, perché capita che qualcuno non li usi per tagliare il pane.

Le nuove generazioni dei professionisti si trovano quindi a confrontarsi con gli sviluppi ancora sconosciuti dell’uso della tecnologia in settori dove non aveva tali sbocchi; ma non c’è da aver paura, occorre solo farsi carico della sfida -non è facile doversi alfabetizzare improvvisamente con strumenti nuovi- ed implementare le risorse, perché la sfida del domani è proprio questa.

L’Italia è tra le grandi nazioni più in ritardo sia per la diffusione delle tecnologie informatiche, sia per la struttura delle reti di trasmissione dei dati; gran parte del territorio non è assistita dalle reti in fibra ottica; ancora non esiste un’anagrafe nazionale della popolazione, istituita nel 2015 (l’ultimo dato ufficiale, del 2019, dice che vi hanno aderito poco più di 5000 comuni su 7982 totali); la posta certificata è utilizzata solo da professionisti ed imprese, mentre i provati ne ignorano perfino l’esistenza; solo da poco esiste la possibilità di firmare con l’identità digitale (spid) i documenti, ma ancora non lo sa quasi nessuno.

Nella scuola la necessità di lezioni a distanza si è scontrata con la disponibilità pratica sia di computer sia di dati scaricabili: come si fa se in una famiglia c’è un solo pc e i figli sono due? E se non c’è abbastanza banda perché è stata “consumata” dai consumi precedenti?

Vogliamo superare questo ritardo e vincere la sfida dell’informatizzazione e dell’uso delle nuove tecnologie?

L’emergenza ci ha obbligati a molte attività a distanza: si tratta ora di non tornare indietro e di cogliere il giusto da ciò che è stato necessario, facendo tutti un passo avanti.

Dobbiamo dunque spendere subito le risorse necessarie per superare tutti questi problemi, perchè l’Italia primeggi con le altre nazioni e non si trovi ancora ad essere l’ultima ruota del carro: in questo i professionisti devono svolgere la loro funzione di stimolo incessante al rinnovo del tessuto della società civile.

Su questo e su altri temi ci stiamo confrontando in ambito regionale attraverso due gruppi di lavoro, uno di avvocati e uno di commercialisti, che accolgono una ventina di studi strutturati. I due gruppi di lavoro sono
nati nell’ambito dell’iniziativa regionale “Generazioni professionali a confronto. Aspetti valutativi, organizzativi, contrattuali, strategici”. Il prossimo evento, dopo la riprogrammazione causata dalla diffusione del Coronavirus, è previsto in formula a distanza per il 10 luglio, dalle 14,00 alle 16,30.
Questo primo incontro sarà incentrato sul tema: “Continuità degli studi: aspetti valutativi per l’acquisizione di studi e per l’ingresso dei giovani” – adesioni dal sito di Proservizi, nella pagina interamente dedicata all’iniziativa regionale (www.proservizi.it).

Author: Gianluca Sicchiero