Da EPC agli NPL

La Scala Studio Legale

La nuova sede dello Studio La Scala si trova in un bel palazzetto terra-cielo recentemente ristrutturato in via Correggio a Milano.  Per mia fortuna una serie di parcheggi disponibili di fronte all’ingresso mi consentono di essere puntuale e di non dover “pirlare” come direbbe un vero milanese in giro per trovare un buco dove lasciare la macchina.

Mi conducono nell’Auditorium-biblioteca, una grande sala open-space in un luminoso seminterrato, mi soffermo ad osservare alcuni manifesti originali di grandi classici del Cinema tra i quali Spartacus e Guerre Stellari.

L’avvocato Giuseppe La Scala mi attende seduto a un bel tavolo da lavoro di legno al centro dell’ampia biblioteca, veste con uno spezzato senza cravatta e con un bel sorriso che mi mette a mio agio ed ha di fronte a se il solito plico predisposto dalla solerte agenzia stampa con indicazioni utili a comprendere chi si trova di fronte.
“Certo che lei ha un nome proprio milanese” sono abituato alla reazione e quindi metto la marcia e parto con la mia risposta studiata “colpa di mia madre in effetti”.
Mostro all’avvocato la rivista, e spiego chi sono, cosa faccio e ovviamente come vorrei impostare la nostra chiacchierata. E’ d’accordo… Pronti via si parte.

Visconti: Il Suo studio nasce con EPC: il sistema adottato dagli istituti bancari per la gestione delle commesse legali per i contenzioso e il recupero credito.

La Scala: Vero, noi partiamo da li, EPC e i sistemi di gestione hanno creato un sistema diverso di lavorare introducendo anche elementi di valutazione della qualità standardizzati e  misurabili.
In sostanza, dove applicati, questi strumenti hanno cambiato radicalmente il rapporto tra gli istituti bancari e i professionisti. l’applicazione di questi sistemi ha imposto ai professionisti di smetterla di fare gli “avvocati sulla vetta” occorrevano “giurispodisti”

V: Giurispodisti?

L: Il modello tradizionale non è mai stato il nostro ed in questo ci siamo trovati immediatamente allineati con i clienti che, per gestire masse importanti di contenzioso seriale avevano bisogno di “Avvocati in motorino che facessero investimenti in informatica”. Avvocati che non avessero difficoltà a creare report “industriali” per i clienti e che fossero in grado di adattare il proprio modo di lavoro alla struttura organizzativa e di gestione dei clienti.

V: Interessante.

L: Questa capacità di strutturarsi come una azienda e di rispondere in maniera efficace alle richieste dei clienti ci ha consentito di crescere ed investire ulteriormente, dotandoci di una serie di competenze, tecnologia  e metodo. Ora i nostri veri competitor su questo mercato sono Cerved, Crif e Guber.
Che come noi operano per i clienti nel segmento del recupero del credito.

Giuseppe La Scala
Giuseppe La Scala

V: In sostanza da avvocati a Consulenti?

L: No, in realtà questo tipo di servizi ci ha consentito di guadagnare la fiducia dei clienti e di ampliare con competenze nuove la nostra offerta legale.
Le faccio degli esempi.

V: Prego

L: Lo studio si è dotato nel tempo di un gruppo di professionisti assolutamente competitivo per operazioni di M&A nel mid market. Operazioni di valore fino ai 30 milioni di euro. Un segmento che in Italia può essere molto interessante. Ci siamo poi dotati di competenze per gli aspetti regulatory e 231.

V: Siete diventati uno studio Multipractice insomma

L: Sì e con un certo successo; la nostra crescita è stata continua ed organica. Senza strappi e con inserimenti di livello.

V: Ed ora quali sono le aree in cui sta investendo?

L: Quello delle sofferenze bancarie è senz’altro il fronte che offre ancora molte opportunità per la gestione e il recupero degli NPL (Non Performing Loan).

V: In effetti non sono poche le operazioni di questo tipo sul mercato.

L: L’attività del nostro studio si concentra sia sulle operazioni di acquisizione di NPL da parte di istituti bancari sia sulla attività di riscossione di questi crediti, e, mi creda, un approccio che integri veramente attività stragiudiziale e giudiziale   assicura performance di recupero interessanti.

V: E la creazione di tutte queste competenze è avvenuta investendo parte degli utili derivanti dal contenzioso seriale?

L: Esattamente, le faccio un esempio, oggi lo Studio ha una practice di Restructuring assolutamente competitiva e che opera sia per conto delle banche creditrici che per conto di imprese in crisi.
La practice si è sviluppata su due elementi specifici: sulla fiducia guadagnata sul campo con gli istituti di credito e sugli investimenti che abbiamo effettuato negli anni per lo sviluppo di competenze specifiche.
I processi di ristrutturazione sono lunghi e richiedono allo Studio di impegnare molte risorse prima della conclusione e dell’incasso delle parcelle. Questi incarichi, sono usciti di fatto dall’orbita delle mere competenze degli esperti di diritto fallimentare per diventare mandati in cui debbono convergere competenze corporate e finanziarie.
Personalmente, per esempio sono impegnato da 2 anni nella ristrutturazione di un grande terminal nel Porto di Marghera. Una operazione imponente con più di 200 milioni di asse, e per la quale si è reso necessario creare un team dedicato con diverse competenze.

V: Una bella Esperienza?

L: Bellissima, sono dovuto diventare un esperto di logistica portuale. Una sfida!

V: Lavorate mai per i tribunali nei processi di ristrutturazione?

L: No. Non ci capita mai di ricevere un incarico dall’ Autorità Giudiziaria o dalla Pubblica Amministrazione

V: Riprendo l’intervista solo dopo un lungo ed interessante intermezzo in cui l’avv. La Scala mi spiega, senza troppi veli, e con un certo disincanto modalità di acquisizione degli incarichi “pubblici” . Tutto quello che mi racconta  – e che terrò per me – è estremamente ragionevole e condivisibile. Ha voglia di parlarmi del mercato legale?

L: Certo

V: Senza Freni?

L: Va bene

V: Cominciamo…

L: Gli avvocati, quando sono chiamati a ragionare su se stessi, sfoggiano un’ elaborazione intellettuale di rara modestia; e quanto all’ innovazione hanno una vera e propria  palla al piede. Hanno vissuto su un mercato familistico nel caso dei grandi avvocati, drogato dalle tariffe per i piccoli avvocati. Questo ha reso la categoria “in-abile” a interpretare la realtà.

V: Cominciamo bene…

L: Anche nei grandi studi si comincia a comprendere che il bengodi è già finito , e quindi occorre razionalizzare e gestire efficacemente per mantenere margini di profitto interessanti.

V: Proviamo ad approfondire?

L: In Italia il mercato legale ha una offerta frammentata che rende in sostanza i professionisti deboli dal punto di vista negoziale con i clienti.
Dal punto di vista istituzionale, la categoria non ha più la presa che ha avuto in passato sulla politica e  questo deriva da una incapacità di offrire soluzioni e dal piccolo cabotaggio delle rivendicazioni.

V: Questo è interessante

L: Se posso permettermi una battuta, le rivendicazioni della categoria si sono spesso dimostrate persino più modeste di quelle dei tassisti.

V: Quali sono gli errori della categoria?

L: Molti: la difesa della tariffa, l’opposizione alle società professionali ed al socio di capitale negli studi.

V: Occorrono soci di capitale negli Studi?

L: Certamente, gli studi per crescere, così come ogni altra impresa, hanno bisogno di capitale. La possibilità di avere equity invece di debito è una opportunità, non un rischio per la professione. Se poi valuta le ragioni addotte dalla categoria per la fiera opposizione a questa possibilità…

V: Quali sono?

L: Che la criminalità organizzata potrebbe entrare negli studi.

V: Sciocchezza?

L: Ma certo! Anzitutto i controlli sulle società ed i soci esistono e sono efficaci, ma poi, secondo lei, cosa può essere più facile per una associazione criminale? Sfruttare professionisti che dipendono interamente dagli incarichi che affidano ovvero diventarne soci di capitale facendo valere le proprie ragioni durante l’assemblea?
E’ ovvio che un’offerta frammentata e una controparte legale debole possa più facilmente creare i presupposti per un rapporto “viziato” tra cliente e Studio legale.

V: La riforma del decreto liberalizzazioni e la norma sulle società professionali nel DDL Concorrenza quindi le piace?

L: Certamente, anzitutto, come le ho spiegato ritengo che i soci di capitale possano essere un valore per lo Studio e possano consentire la crescita.

V: Alcuni detrattori della riforma dicono che questa potrebbe indurre istituti bancari o grandi aziende a fare “spin-off” dei dipartimenti legali interni per entrare nel mercato legale.

L: Sarebbe perfetto. La possibilità di avere competenze specifiche, capitale per la crescita e  relazioni preferenziali con clienti importanti può essere un mix  vincente.
Occorre ormai rendersi conto che gli investimenti in tecnologia e struttura necessari alla gestione di uno studio legale sono importanti e che questi possono essere affrontati solo con adeguati capitali.

V: Lei trasformerebbe lo Studio In società di capitali?

L: Certo; e  abbiamo avviato già alcune valutazioni. Ci sono diversi problemi, dovuti alla contabilità per cassa e per competenza, alla gestione delle ritenute ed altri. Ritengo però che questo possa essere una opzione da valutare con attenzione.
La nostra ambizione come Studio è quella di poter crescere e strutturarsi. Saremo sempre più una impresa e questo potrà garantire anche la perpetrazione del valore.

V: Un vero piacere avvocato. Lo dico davvero.

L: Grazie a Lei